RITRATTI/Giulia Morelli, Mis(s)conosciute

Mis(s)conosciute è un podcast che parla di libri, scrittrici e storie al femminile. E’ stato ideato da tre lettrici che vogliono raccontare la vita e le parole di alcune autrici non particolarmente note. Ne parliamo con l’ideatrice parmigiana delle tre: Giulia Morelli

Chi fa parte del progetto e come è nata l’idea?
Il progetto nasce da me, Silvia Scognamiglio e Maria Lucia Schito: ci siamo conosciute sul lavoro – siamo professioniste della comunicazione audiovisiva – a Roma, dove tutte e tre viviamo, e siamo diventate amiche. I nostri lavori, per quanto creativi, non ci permettevano di esprimerci con la libertà che avremmo voluto, così abbiamo deciso di dedicarci a un progetto indipendente e autoprodotto per dare spazio alle nostre passioni: letteratura, scrittura, storytelling audio e, ovviamente, scrittrici. È nato così, a fine 2019, il podcast Mis(S)conosciute – Scrittrici tra parentesi a cui hanno fatto seguito il blog, il profilo IG e la newsletter, in cui parliamo di temi letterari e culturali che intersecano quello della parità di genere e dei diritti.

Chi sono le Mis(s)conosciute di cui parlate?
Nel podcast narriamo le storie, lo stile e le atmosfere letterarie di autrici, ahinoi, troppo poco note degli ultimi 60 anni: finora abbiamo raccontato la scrittrice e attivista egiziana Ahdaf Soueif, la drammaturga inglese Sarah Kane, l’intellettuale e poetessa austriaca Ingeborg Bachman, la poetessa e romanziera napoletana Fabrizia Ramondino, la scrittrice canadese Elizabeth Smart. Donne che hanno scritto – nell’accezione più ampia del verbo: non solo narratrici e potesse ma anche autrici teatrali, sceneggiatrici, critiche letterarie o d’arte, fumettiste, ecc. – e cambiato le regole del gioco ma i cui nomi non sono (ancora) di dominio pubblico e le cui opere sono (ancora) poco lette e poco tradotte o inedite qui da noi. Abbiamo realizzato anche un episodio speciale per Pillow Talk Platform sugli scrittori spontanei Clelia Marchi e Pietro Ghizzardi, che è il mio prozio.

Come scegliete i soggetti che trattate?
Scegliamo autrici le cui poetiche ci hanno fortemente colpite in virtù della discontinuità e dell’innovazione che la loro lingua, il loro stile, il loro immaginario hanno impresso nel canone, riverberando sul presente dei lettori e non solo. Ci muovono naturalmente inclinazioni personali: gusto, interesse, affinità tematiche e stilistiche con le autrici che approcciamo, ma talvolta anche il contrario, ovvero la capacità – dei loro testi e/o delle loro biografie – di generare conflitto, di destabilizzarci e inquietarci come lettrici e, quindi, come persone. In ogni caso, il nostro è uno “slow project”, in controtendenza rispetto alle dinamiche che governano l’attuale comunicazione: le nostre puntate nascono lentamente, quando ci sentiamo davvero pronte a restituire alle scrittrici che amiamo la loro giusta voce, con un grande lavoro di studio e ricerca, a monte, e uno, non meno impegnativo, di post-produzione e sound design, a valle.

Quali sono i messaggi che vi preme trasmettere?
Ci piacerebbe infrangere il “soffitto di cristallo” da cui non è esente nemmeno il canone letterario, oltreché il sistema scolastico e accademico e quello editoriale: si leggono, si studiano, si divulgano, si pubblicano ancora troppe poche autrici e ciò avviene indipendentemente dal valore della loro opera, a causa di un antico bias che relega la produzione letteraria – o scritta, lato sensu – da donne a letteratura “per donne”, automaticamente minore, privandola molto spesso dell’autorevolezza che in realtà possiede in misura eguale a quella prodotta dai colleghi uomini. Questo squilibrio è evidente nell’esperienza comune: quante autrici abbiamo studiato a scuola? Pochissime, quasi nessuna. Eppure c’erano, ci sono, ci saranno. Con il nostro podcast vorremmo incuriosire e avvicinare i lettori – donne e uomini – a queste voci ancora poco udite ma che hanno un mondo da dirci, da rivelarci.

Perché il solo fatto di essere donne ha fatto sì che ottime autrici venissero considerate “minori”?
È un automatismo legato all’ontologia del canone, che è un costrutto culturale prima ancora che estetico e epistemologico, e che secondo molti addetti ai lavori, presto o tardi, andrebbe superato. Esso è stato stilato, modificato e aggiornato, nei secoli, prevalentemente da accademici maschi e occidentali: fino a tempi recenti, a causa della struttura politica, sociale e economica del mondo occidentale, per le donne (e altre minoranze) di spazio ce n’era poco nella società civile, figuriamoci in letteratura! È, insomma, un problema politico.

È un problema che pensi ci sia ancora oggi?
Le scrittrici sono molte di più oggi, la rappresentanza si è in parte riequilibrata. Nonostante questo, riteniamo che l’editoria abbia una certa responsabilità nel non aver ancora concesso alle autrici contemporanee la stessa libertà tematica, espressiva e stilistica di cui godono gli scrittori, come se il mercato e i lettori – a causa del bias di cui sopra – non riuscissero a riconoscere e apprezzare storie scritte da donne che non fossero domestiche e imperniate sulle relazioni, prevalentemente intrafamiliari, in uno stile e registro diverso da quello drammatico e/o autobiografico. L’editoria dovrebbe avere più coraggio, concedere più spazio alla diversità delle voci delle scrittrici.

Come vorreste far crescere Mis(s)conosiute?
Mis(S)conosciute non è solo un podcast ma anche un blog, un profilo IG e – da marzo 2021 – una newsletter in cui non parliamo solo di letteratura ma anche di femminismi, questione di genere, rappresentanza delle donne nel mondo del lavoro, culturale e non. Vorremmo crescere in questo senso e, rispetto al racconto audio, ampliare i domini che tocchiamo nel nostro podcast attuale: abbiamo vari progetti al vaglio per ridisegnarne la fisionomia, anche produttivamente, e allargarne l’orizzonte e speriamo di potervi presto dare buone notizie!

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