Irene Fossa / scrittrice

Tutto fa brodo. In Emilia-Romagna di più. Quando in tavola ci sono piatti fumanti è famiglia, è tavola delle feste, ricordo, tradizione e condivisione. Dal brodo come collante di vite nasce l’idea di Irene Fossa e Mattia Fiandaca, che ha portato alla pubblicazione de “Il brodo di Natale in Emilia- Romagna”, un libro che, oltre ad interventi di prestigiosi scrittori, giornalisti e gastronomi, contiene un viaggio lungo tutta la Via Emilia, le sue città e le sue diversità gastronomiche raccontate attraverso le ricette dei primi piatti in brodo che sono il “must have” della tavola natalizia nella nostre terre.

Tu Irene lavori in Comune a Parma nel settore cultura, come è nata l’idea di realizzare questo libro?
La passione per la cucina, nata negli ultimi anni, prosegue parallelamente al mio lavoro di tutti i giorni, andando a impegnare sere e weekend e mi ha spinta, due anni fa, a frequentare il Master COMET – Cultura Organizzazione e Marketing dell’Enogastronomia Territoriale – dell’Università di Parma. Ritrovarmi in un ambiente di persone innamorate dell’enogastronomia, motivate e interessate, mi ha permesso di focalizzare meglio l’ambito cui dedicarmi, che nello specifico riguarda la cucina casalinga di una volta.

Nel progetto sei affiancata da Mattia Fiandaca, come vi siete conosciuti?
E’ stato grazie ai podcast “Storie di gusto” che Mattia realizzava per RadiorEvolution Parma. L’idea del libro, nata prima come una pubblicazione più ristretta sull’Emilia, già stampata e curata solo da me, poi si è allargata all’intera Regione e per me è stato naturale coinvolgere lui – che lavora a Casa Artusi – per la parte dedicata alla Romagna. Sapevo che, come me, avrebbe condiviso lo scopo di far comprendere che un piatto di anolini o tortellini o cappelletti in brodo non sono solo un primo piatto in brodo ma sono tutto quello che a parole non riusciamo a esprimere su di noi quando ci chiedono di raccontarci. Sono i nostri ricordi, i nostri affetti, la nostra identità.

Come è strutturato il libro?
Una ricetta per ogni città, accompagnata da un ricordo e da una storia personale, impreziosite da una diversa opera realizzata appositamente da Lucia Catellani, grafica e illustratrice di Reggio Emilia, che da anni si occupa in particolar modo di rappresentare alimenti, tavole e piatti.

Si tratta quindi di un ricettario?

Anche, ma non solo. Quello che scorre nelle pagine non sono solo i numeri, i grammi o i centilitri dei diversi ingredienti. Ogni ricetta è infatti anche storia, racconto, aneddoto familiare in cui riconoscersi o immedesimarsi.Il punto di partenza – comune a tutte le città – è la sfoglia della maestra Rina Poletti, poi il viaggio prosegue dalla provincia di Piacenza, con la Trattoria del Turista, passando da Casa Artusi a Forlimpopoli, fino ad arrivare a Rimini dalla famiglia Fellini, con soste golose di città in città e di memoria in memoria, in uno srotolare di storie come la sfoglia sul matterello, attraversando i profumi e gli ingredienti che arricchiscono l’autentica esperienza di viaggio come un ripieno dei primi d’Emilia-Romagna.

Qual è lo scopo del libro?
Non solo un tramandare ma anche sostenere chi ha fatto della pasta un progetto di vita.Il libro ha infatti anche un fine benefico: per ogni copia venduta il ricavato è devoluto a Il Tortellante di Modena, laboratorio abilitativo dove giovani e adulti nello spettro autistico imparano a produrre pasta fresca fatta a mano e in particolare, non a caso, i tortellini modenesi.

Come sta andando la raccolta fondi?
La raccolta fondi aveva un primo obiettivo di 6000 euro che comprende i costi per illustrare, stampare e spedire a chi sta credendo in noi il libro. Siamo riusciti a raggiungere la cifra in un mese, ma la raccolta continua per chi intende comunque acquistare il libro e sostenere la causa de Il Tortellante.

Qual è il valore aggiunto di questo progetto?
Il progetto ha il pregio di parlare di tutti noi. Le storie sono personali ma parlano, più che della persona stessa, di una comunità di persone, della nostra infanzia, delle famiglie. Il cibo parla di ciò che siamo e che stiamo diventando in ogni momento, basta saperlo ascoltare e leggere.​

Avete in mente di realizzare anche altre pubblicazioni analoghe?
Da quando ho scoperto che scrivere è un pretesto per mangiare non farei altro! Trovo così tanta emozione nello scrivere di cibo che ormai farlo quotidianamente sta diventando il mio sogno… quindi perché no? Ma prima pensiamo a mettere su il brodo!

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